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L'opinione del webmaster (di Gaspare Pero)
Mi è stato chiesto un giudizio su "Gli ammazzavampiri", il n° 36. Questa è la mia risposta, che del resto commenta diversi albi della serie. «Sbilanciandomi, premetto che secondo me i 2 albi di Dampyr più deludenti sono "Casa di sangue" (per i disegni che reputo approssimati e imprecisi...) e "Gli insaziabili" (dove l'orrore è portato su toni disgustosi, mentre Dampyr mi ha abituato a far vedere le scene più cruente solo con le ombre sul muro...). "Gli ammazzavampiri" forse ricalca un po' il problema dei 2 albi sopra citati, che fanno seguito a altrettante storie che ho particolarmente gradito dal punto di vista dei disegni ("Lamiah" che precede "Casa di sangue" mentre "Gli insaziabili" arriva dopo "Il mare della morte" di Boselli-Bocci), e certamente, dopo l'ottima prova di pennelli e sceneggiatura de "I cacciatori di fantasmi", il tono è un pochino calato, infatti la mia scheda non gli dà nessun 5/5, in particolare la trama ha 3/5. Va detto però che Boselli non scrive necessariamente storie in cui il titolare della testata appare almeno nell'80% delle vignette e la storia si snoda attorno a lui, infatti Dampyr nasce come fumetto innovativo anche per questo: in "Incubo fiammingo", che ritengo un albo tra i più intensi e notturni della serie, Harlan agisce poco più che da spettatore, e la storia di per sè resta comunque d'alto livello, offrendo una sequenza a mezzatinta spettacolare.
Ora, "Gli ammazzavampiri" si presenta con la necessità di dover caratterizzare 3 generi di personaggi mai incontrati prima: i finti-vampiri, gli ammazzavampiri e la solitaria Stacy, anello di giunzione tra le 2 sette di fanatici. Solo approfondendo la psicologia di tutti questi personaggi si può arrivare, assieme ad Harlan e Tesla, al "motto" della storia, che certamente apre nuovi orizzonti alla saga, o per lo meno si riserva di farlo in caso di carenza d'idee da parte della premiata coppia Boselli-Colombo. E' chiaro che, per far rientrare tutto in 94 tavole, da qualche parte occorre tagliare, e ne hanno fatte le spese i dialoghi tra Harlan e Tesla e la loro azione nella scena madre, ma questo lo reputo necessario per focalizzare l'attenzione sul confronto tra fanatici ammazzavampiri e un Vampiro vero e "tosto" come Erlik. Per dirla in altre parole, io apprezzo maggiormente una storia dove si sacrifica un po' il ruolo dell'eroe, piuttosto che i "film" di Julia, dove tutto è dettagliato ma il finale sembra scritto in debito d'ossigeno. Detto questo, non boccio "Gli ammazzavampiri"; tuttavia trovo invece molto forzato dare la caccia a Lammer nell'albo successivo, mentre con Ixtlàn hanno mollato l'osso proprio quando s'è impadronito di Las Vegas, dopo averlo seguito dalla Colombia alla California passando per la doppia avventura in Arizona!»
 
La vocazione dell'Eroe (di Camilla)
Scoprirsi eroe non è più un problema. Finiti i rocamboleschi rientri di Peter Parker dalle finestre per non farsi beccare da zia May con la calzamaglia da Uomo Ragno, finite le elucubrazioni di Matt Murdock su quanto sia difficile essere Daredevil, finiti i dubbi laceranti che a volte hanno portato Colosso e Ciclope lontano dagli X-Men. Il Dampyr di Maurizio Colombo e Mauro Boselli non ha più grossi problemi con la sua identità. Anche se forse dovrebbe...
Nel primo albo della serie, "Il figlio del diavolo" (aprile 2000), il sedicente ammazzavampiri Harlan Draka, professione imbroglione, scopre a pagina 68 di essere davvero un Dampyr, ibrido fra un'umana ed un Vampiro, il cui sangue è letale per queste creature della notte. Fin da piccolo gli era stato detto che sua madre - morta nel metterlo al mondo - era una strega, ma lui aveva sempre creduto che si trattasse dei pregiudizi e della condanna contro una donna congiuntasi durante la guerra con un soldato nemico.
Beh, almeno ora sa di essere stato discriminato per qualcosa di più concreto... e si spiega perché nonostante i suoi 50 anni dallo specchio gli sorrida un affascinante trentenne. Se non fosse per il sogno che precede la sua prima apparizione, e che fornisce al lettore la presentazione onirica ma corretta del personaggio, il nostro eroe farebbe veramente una magra figura. Se è vero che a partire dagli anni Settanta in casa Bonelli è d'uso attribuire al protagonista difetti smitizzanti ed esperienze personali che lo hanno portato in regioni oscure dell'animo umano, come l'alcolismo di Dylan Dog e il tradimento di Nathan Never, questo è comunque un caso particolare. In quelli citati, infatti, la "cosa brutta" era nota al lettore perché menzionata dal protagonista o da altri vicino a lui, poi ripresa tramite flashback più approfonditi, fino al caso del Dylan ubriaco per terra del recentissimo "Numero Duecento"; insomma l'avvenimento che aveva segnato i personaggi in questione era avvenuto prima, il lettore non aveva mai conosciuto il Dylan o il Nathan precedenti a quegli avvenimenti, ovvero già sicuramente esseri che avevano in nuce tante potenzialità bellissime, ma che non avevano ancora attraversato le esperienze che li avrebbero resi ciò che il lettore ama. Con Dampyr è diverso, perché muta sotto i nostri occhi, la nascita dell'eroe avviene davanti a noi!
La carta da visita di Harlan Draka nel numero 1 riporterebbe "sedicente uccisore di vampiri al fine di truffare contadini creduloni". Anche Dylan Dog è definito dalla stampa ciarlatano, ma il lettore lo ha visto in azione e sa che non è un imbroglione. Beh, invece Harlan per primo ammette di esserlo, per quanto in maniera disincantata e non da cinico orgoglioso di esserlo: di necessità virtù... Il lettore sa però che, nonostante i suoi trucchi da 4 soldi, qualcosa di oscuro e speciale in lui c'è veramente: la prima volta che Harlan si vede in carne ed ossa sta impalando un cadavere per ottenere qualche pollo (!), ma la sua vera prima apparizione è nei panni di un neonato definito "sangue stregato". Questa è una comunicazione che passa tra autore e lettore, ma della quale il personaggio non è consapevole: infatti, quando si accorge che il suo sangue brucia veramente i vampiri, è il primo a stupirsene e chiede spiegazioni a Tesla. La sua prima reazione è "non so perché il mio sangue è veleno per loro. E questo mi fa paura". Comunque ormai che non sia del tutto normale è evidente... anche se scoprirsi mezzo demoniaco non è una cosa simpatica, nemmeno per un ex soldato allo sbando in un paese devastato dalla guerra civile. Conferisce un patentino di eccezionalità, sì, ma anche in senso negativo: non è solo un uomo, è un essere superiore... ma è anche un mostro. Ora si ritrova accomunato dal suo stesso sangue ad una stirpe mostruosa. Forse era meglio restare a fare l'imbroglione, tanto più che utilizzare il suo sangue per sconfiggere il Maestro Vampiro Gorka lo fa sentire, per sua definizione, ridicolo.
Per far assumere al personaggio il ruolo di persecutore della stirpe oscura (di cui fa parte il suo babbo, freudianamente) gli sceneggiatori ricorrono all'espediente narrativo della "questione personale". Anche Peter Parker (Spiderman) e Akira Fudo (Devilman) non avevano troppa voglia di ergersi a baluardo dell'umanità, e a Stan Lee e Go Nagai è toccato far fuori persone loro vicine per dargli la spinta definitiva... figuriamoci se un imbroglione che vive alla giornata era disposto a far l'eroe da subito. Ed ecco che a pagina 98 Colombo e Boselli gli uccidono il fido, giovane, innocente Yuri, anzi peggio: glielo trasformano in non-morto e tocca proprio a lui ucciderlo. Da qui, il giuramento di Harlan di vendicarsi e annientare la stirpe dei vampiri. Meno parole di Tex sulla tomba della moglie Lilith, ma più fatti: già dal numero 2 Harlan è come un mastino sulle tracce del Maestro della Notte che gli ha portato via l'amico, e lo annienta.
La spintarella gli autori gliel'hanno data, ma a questo punto lui è partito per la tangente: ha votato la vita alla sua nobile missione, assumendo su di sé il peso mica da ridere della tutela dell'umanità intera. Bella fregatura: impossibile avere una donna fissa, un lavoro normale, un attimo di pausa, addio ai sani egoismi che connotano ogni essere umano. E, come compenso, una parte di sé molto oscura con cui fare i conti... Non un attimo in cui Harlan senta che queste responsabilità lui proprio non le vuole. Stuzzicato sulla rapidità con cui questo processo si compie, Maurizio Colombo mi ha detto: "Il dubbio è un buon trucco narrativo per dare maggiore incisività allo shut down finale, al moto di vendetta, al ripristino del ruolo del buono, ma alla fine non credo si debba tirarlo troppo per il lungo. Neanche farla troppo breve? Beh, essere eroe è una vocazione, quando uno si trova davanti alla rivelazione di ciò che è deve assumerlo pienamente".
 
Il piano di Draka Senior (di Camilla)
Normalmente un Vampiro uccide il figlio che genera con un'umana. Questione di logica e di strategia, visto che il frutto di tale rapporto è un Dampyr, il cui sangue è letale per i Vampiri. Non lo dico io, lo dice Tesla (nel numero 1), che in quanto Vampira dovrebbe intendersene. Il fatto è che lo dice a un Dampyr... quindi qualche Vampiro deve aver derogato a questa regola...
Lo sbadato risulta essere Draka, padre del nostro eroe Harlan Draka, Dampyr. Ma davvero Draka era semplicemente all'oscuro della nascita del figlio semiumano? Questa l'ipotesi di Tesla, ma già dal numero 2 abbiamo interessanti indizi in altre direzioni. A pagina 90 infatti Gorka dice che Draka era un pazzo, diverso da tutti gli altri Vampiri... Eppure, l'idea che Draka si sia semplicemente tirato la zappa sui piedi non è affatto soddisfacente: la spiegazione di Gorka, il modo in cui definisce sbrigativamente il proprio simile un pazzo, è rivoltata dalla sensibilità di un'altra vampira, Amber Tremayne, nel numero 3: sì, Draka era diverso.
Diverso da tutti i propri simili, che odiava: forse ha creato un Dampyr per sterminare loro, o forse perché stanco dell'eternità voleva essere ucciso lui stesso, o forse ancora voleva sentirsi di nuovo umano. Insomma, comincia a profilarsi un personaggio ricco di sfaccettature. Soprattutto, un personaggio che ha volontariamente fatto ciò che ha fatto. Perciò che è in relazione col figlio.
Dal canto suo, Harlan inevitabilmente deve confrontarsi con la figura paterna. Non per scomodare Freud, però è innegabile che la propria identità si configuri in rapporto/opposizione con chi ci ha creato e/o allevato. Non a caso, nel numero 2, l'ultima cosa che Dampyr vuole sapere in punto di morte è qualcosa sul padre. A pagina 92, mordendo il Maestro Vampiro Gorka alla gola, Harlan urla "Sono il figlio di Draka", esperienza che così commenta in seguito con Tesla: "Ora so chi sono". Ad Amber Tremayne, nel numero 3, dice chiaramente che sta cercando suo padre per chiedergli di aiutarlo a capire chi è. Nei suoi incubi, Harlan accusa il padre di aver causato la morte della madre e gli urla di odiarlo, prendendo così posizione nella scelta di campo che la sua natura ibrida gli impone, ma quando lui si allontana in moto nel sogno lo segue invocando il suo nome. Non c'è stato nei primi numeri un incontro diretto col caro paparino, ma era già chiaro che costui vegliava dall'ombra: nel numero 2 Harlan capita dove Draka ha conservato per secoli dei libri... non può essere un caso. Che cosa vuole Draka dal figlio? Lo manovra o lo fugge? Boselli a una Comiconvention nel 2000 lo aveva promesso: i primi numeri metteranno su una pista che riserverà molte sorprese sulle vere intenzioni di Draka.
Comunque, trattandosi di un fumetto d'azione, dal numero 3 per un po' - a parte cenni di Vampire che dicono di aver incontrato Draka - il tema del padre viene accantonato. Per tornare alla grande nel numero 20, a partire dal quale dominerà decisamente gli sviluppi narrativi per un po'. A pag. 58 di questo albo scopriamo che Draka senior ha sempre voluto mescolarsi agli umani e che quello di avere un figlio era un programma cosciente. Frustrato dall'avvicendarsi di colpi di scena che prima mettono in pericolo lui e i suoi amici, poi ne determinano la salvezza, Harlan urla al vento che non vuole più essere un burattino del padre. Nell'ultima pagina giura che ucciderà tutti i Vampiri sulla faccia della terra, padre compreso. Ora, non mi sembra una cosa carinissima da dire in presenza di Tesla, sua migliore amica ma prima di tutto Vampira, ma sul tatto maschile sorvoliamo!
Dal numero successivo la famigliola Draka si ritroverà riunita faccia a faccia. Tesla e Kurjak non si fidano assolutamente del padre di Harlan, il cui comportamento è in effetti ambiguo: prima salva la vita a Tesla, poi mette in pericolo quella di tutti per far fuori dei nemici che si poteva mangiare in un boccone a colazione benissimo da solo... "Fa tutto parte del suo piano" dice Harlan a pag. 17 del numero 21... tutto sta a capire il suo piano ora! A pag. 65 del numero 22 ecco il primo, vero incontro fra Harlan e il babbo, che da gran bastardo lo stuzzica sulle sue contraddizioni e debolezze, ma alla fine è costretto ad andarsene a bocca asciutta, perché Dampyr non lo segue ma sceglie ancora una volta il bene. Eppure... come nei suoi sogni il piccolo Harlan urlava al padre di odiarlo e poi correva dietro alla sua motocicletta vedendolo allontanarsi, così da adulto sembra soffrire più lui di Draka senior per la bruciatura che il suo sangue di Dampyr causa al Vampiro, e l'ultima immagine dell'albo si chiude su una sua meditabonda espressione con lo sguardo perso fuori dal finestrino dell'auto, tipico da maschio in crisi esistenziale.
Il culmine è toccato nel numero 27, quando Harlan rivive un pezzo del passato del padre coi suoi stessi occhi, come se fossero una persona sola. Wayne Booth, narratologo, dice che l'utilizzo del punto di vista soggettivo in una narrazione è l'espediente più rapido e al contempo più infingardo per farci vedere le cose nella prospettiva di qualcuno, togliendo la giusta distanza critica. Più "stare nei panni di qualcuno" che entrare dentro la sua pelle...! E in effetti Harlan esce commosso da questa esperienza, che ha volontariamente ricercato: ha scoperto che il padre è capace di amore e amicizia, dolore e compassione. Come gli dice Caleb, aveva un lato "molto umano". Adesso sì che stiamo freschi! Tanto più che nel numero 31 il Maestro Vampiro Erlik Khan risparmia Harlan e gli lascia intendere che lo ha fatto per ordine di Draka. Dal numero 22 sembrava di poter arguire che Draka avesse creato Harlan per governare con lui nelle tenebre, per sentirsi umano e non più solo. Non certo com'era stato ipotizzato da qualche personaggio nel corso della serie per farsi eliminare, stanco di eternità. Cosa farà dunque Draka quando il figlio gli opporrà l'ennesimo rifiuto? E adesso che lo rispetta con che animo Harlan farà fuori il padre? In Bonelli si medita la risposta a queste domande, risposta che andrà ovviamente centellinata ma i cui nuovi indizi languono da qualche mese. Ci fanno penare, ma attendiamo fiduciosi perché in recenti poste dei lettori Boselli aveva promesso che Draka senior avrebbe avuto non uno speciale come richiesto da alcuni ma sicuramente più spessore nella serie mensile. E ogni promessa...
 
Chiacchierata con Mauro Boselli (di Stefano Perullo, p.g.c. di ComicUs.it)
ComicUs: Sin dal suo primo numero Dampyr ha avuto un rapporto abbastanza stretto con la cronaca e con la cupa realtà che attraversa alcuni paesi. Nel primo episodio, infatti, il nostro Harlan Draka vive in prima persona le brutture del tremendo conflitto serbo-bosniaco, in seguito lo abbiamo visto in altri scenari tristemente attuali: in Africa, nella ex-Unione Sovietica e in Irlanda del Nord. Come nasce questo rapporto atipico (almeno per gli albi della Sergio Bonelli Editore) tra fumetto e cronaca?
Mauro Boselli: Più che di attualità, parlerei di storia contemporanea. I conflitti in Jugoslavia sono già storia di dieci anni or sono. L'idea stessa di Dampyr, in origine, partiva dalla guerra: si sarebbe trattato di un fumetto horror-bellico, perché avevamo pensato che le guerre in genere sono un ideale habitat per i Vampiri. Questo spunto è poi entrato a far parte di un "format" (usiamo questa brutta parola) più ampio, che abbraccia l'horror in tutti i suoi aspetti. Compreso quello disumanizzante della guerra...

ComicUs: Quello della guerra, del fuoco amico, dei danni collaterali ecc., è purtroppo, però, un argomento sempre e costantemente di stretta attualità. Da un punto di vista strettamente morale ti ha mai creato imbarazzo narrare di guerra in un contesto di semplice intrattenimento, come potrebbe essere inteso un albo a fumetti, mentre nel mondo imperversava un conflitto?
MB: Posso rispondere che non ho capito la domanda? Sarei in imbarazzo se evitassi di parlarne! O tu pensi che un'opera di finzione non sia autorizzata a trattare argomenti seri?

ComicUs: Accidenti! La voglia di fare domande adulte e intelligenti mi ha reso più criptico di Marzullo... ma almeno lui ha la scusante di fare quelle domande alle due di notte... non alle nove del mattino! Allora mi spiego meglio. Non sono assolutamente contrario alle storie che si calano nella realtà dei nostri giorni per denunciarne le brutture e gli aspetti negativi, quello che mi incuriosisce è invece come reagisci quando a una rappresentazione di morte e distruzione narrata sulle pagine di Dampyr se ne sovrappone una tristemente vera nella realtà... se qualcuno, per esempio, ti accusasse di speculare sulle disgrazie per scrivere un fumetto, come reagiresti?
MB: Gli direi che è un idiota!

ComicUs: E ne avresti tutto il diritto! Le storie di Dampyr sono, a mio avviso, leggibili a più livelli. Oltre alla commistione di generi letterari, infatti, troviamo spesso un approfondimento di fatti storici e di elementi di culture alle volte molto distanti e differenti dalla nostra. Dopo la lettura di un albo di Harlan, quale messaggio vorresti fosse giunto al lettore?
MB: A proposito della risposta precedente (che, ammettiamolo, era un po' "texianamente" brusca), aggiungo che molti miei "testi sacri", da "Palestina" di Joe Sacco a "La vita è bella" di Benigni-Cerami, da "Guerra e Pace" di Tolstoj a "To be or not to be" di Lubitsch, potrebbero essere ugualmente accusati di sfruttare reali tragedie. Il problema dunque non si pone. E comunque sono in buona compagnia. Messaggi?... Io cerco di divertire. Certo, la storia sulla Cecenia aveva un "messaggio"... Mi chiedevo come mai a nessuno frega niente dei Ceceni, neanche fossero umanità di serie B. Il messaggio è arrivato, però, a gente come me che non può farci quasi nulla... Quindi alla fine ciò che importa è scrivere possibilmente delle belle storie capaci di appassionare. Per questo mi sento libero di usare ogni elemento che appassioni in primo luogo me: spunti geografici, storici e d'attualità. Lo stesso faceva Carl Barks con le storie di Zio Paperone...

ComicUs: Storie che tutt'ora rappresentano, a parer mio, uno dei picchi della produzione fumettistica mondiale. Prima accennavi al progetto, al format, di Dampyr. Oggi dopo quattro anni di vita editoriale, cosa è rimasto delle idee originali? A che cosa hai dovuto rinunciare rispetto ai propositi con cui hai creato Harlan & Co. e cosa hai aggiunto per rendere più accattivante e piacevole il personaggio?
MB: Riferendomi al format originale, ho tralasciato di dire che quell'idea era relativa a una miniserie. Quando, su richiesta di Sergio Bonelli, Dampyr è stato trasformato in vera e propria serie, io e Colombo abbiamo semplicemente allargato il tiro. E non ci è stato difficile, perché il cassetto ci si stava riempiendo di soggetti, sviluppi e idee... La miniserie ci stava ormai stretta! I personaggi di Caleb Lost, Nikolaus, Nergal e l'ambiente di Praga sono rifluiti in Dampyr da un altro progetto che avevamo e che avrebbe visto al centro delle storie Caleb e gli Amesha in lotta contro l'Altra Parte. Perciò non abbiamo dovuto rinunciare proprio a niente, anzi! Attualmente la sfondo della saga è in continua crescita e ho da qualche parte un diagramma con tutte le posizioni dei personaggi della continuity, il momento in cui dovranno "rientrare", e la loro funzione nell'economia complessiva. La storia di base, devo riconoscerlo, è alquanto complicata, ma le avventure si possono seguire bene anche senza essere consapevoli della continuity sotterranea.

ComicUs: Una scelta, quella di inserire una continuità narrativa ferrea, davvero molto coraggiosa per una tipologia di albi come quelli Bonelli, con tempi di produzione mediamente lunghi, e spesso imprevedibili, e per la possibilità di rendere, alla lunga, leggermente ostico l'accesso di nuovi lettori. Un personaggio nato con una precisa continuity è destinato a evolversi, a mutare, non rimanendo sempre uguale a sé stesso nel corso degli anni; come si evolverà Dampyr nel futuro?
MB: La continuity esiste perché la giudico essenziale per una serie moderna e perché i lettori vengano maggiormente coinvolti dalle vicende dei personaggi. Inoltre soddisfa il mio gusto per l'intreccio complicato. Per questo preferisco telefilm come "Hill Street giorno e notte" o "Star Trek The Next Generation", dove i personaggi evolvono, ritornano e lasciano una traccia di sé, a serie più tradizionali dove ogni volta si ricomincia da capo. Insomma, fatte le debite differenze, Dampyr è più simile a Sandman, Blueberry o Magico Vento di quanto non lo sia a Dylan Dog, serie tipicamente iterativa e dal format fisso, dove le fidanzate si rinnovano senza lasciar traccia e dove il personaggio ha solo minimi spostamenti rispetto all'impostazione iniziale. Ma la continuity non è, non deve essere, ferrea come tu dici. Ci sono molte storie non collegate tra loro e tutte devono essere assolutamente godibili anche a una lettura isolata. Come si evolverà Dampyr è impossibile dirlo ora, quando ancora non abbiamo nemmeno sfiorato tutte le potenzialità della prima storyline...

ComicUs: La prima storyline? Stai dicendo che quella che stiamo leggendo è solo la prima, lunga, storyline di Dampyr? Ma questa sì che è una Notizia! Dunque prima o poi arriveremo a tirare i fili di questo primo ciclo narrativo e assisteremo all'inizio di uno nuovo. Già sai intorno a quale numero ciò avverrà?
MB: Non te lo so dire, per la verità. Gestire una serie mensile (e occuparsi anche di altre due) è un compito impegnativo e lascia poco spazio alla programmazione a lungo raggio. Entro il n° 100 (incrociamo scaramanticamente le dita, sperando di arrivare al traguardo)? Più in là? Di sicuro posso dirti che so a grandi linee quale sarà il tema della seconda fase della saga di Dampyr (questa, se non l'avete capito, è la ricerca del padre e delle sue vere motivazioni), ma non so ancora quando sarà il momento di approdare a essa.

ComicUs: Ed ovviamente non ci puoi proprio accennare quale sarà il tema narrativo portante della seconda fase, vero?
MB: Chi vivrà vedrà.

ComicUs: Mi riallaccio al discorso della continuity per chiederti se questa continua evoluzione cui verranno sottoposti gli eroi di Dampyr potrà alla lunga portare ad uno stravolgimento dei loro ruoli nell'economia della serie. E' possibile, ad esempio, che Kurjak possa lasciare il terzetto per ritirarsi a vita privata o che uno di loro muoia?
MB: Mi fa piacere sottolineare una tua espressione... "alla lunga". Alla lunga avverranno delle grosse novità, per esempio potrebbe essere possibile che Tesla riabbracci il Male o che qualche personaggio di contorno, come il professore Hans Milius o la bella Sophie, perda la vita. Esclusi i tre protagonisti principali, il cui destino è garantito, desidererei che i lettori non dessero nulla per scontato. Non è così che mi diverto ad interagire con le mie creature. Certo mi preme sottolineare che questi, o altri eventi, non avverranno presto... uno dei difetti del lettore moderno è di volere tutto e subito. Non è così che funziona per me, le evoluzioni ci saranno e saranno clamorose... ma non accadranno subito, non ho alcuna fretta. Mi capita spesso di ricevere critiche di lettori che si lamentano di alcune mie presunte mancanze, poi scopro solo che si tratta di fretta da parte loro. Una ragazza, per esempio, mi chiese come mai non scrivevo più storie di guerra, perplesso le risposi che in realtà avevo scritto molte storie di guerra dopo quelle dei primi numeri. Lei, allora, mi disse che lei aveva smesso di leggere Dampyr con il numero sei!! Insomma gli sviluppi della serie non devono essere repentini, gli eventi devono progredire, evolversi, ma devono farlo con lentezza.

ComicUs: Pur essendo caratterizzate da un comune denominatore, la ricerca dei Signori della notte e la guerra a essi apertamente dichiarata dai nostri eroi, le storie di Dampyr sono davvero ricche di molteplici riferimenti culturali: dalla musica rock alle leggende islandesi, senza trascurare i riferimenti alla letteratura mitteleuropea ed a quella anglosassone. Quanto ti costa, in termini di tempo impiegato per raccogliere la documentazione, realizzare una avventura di Harlan & Co.?
MB: Naturalmente affronto sempre argomenti che mi appassionano già e che in gran parte già conosco, a cui dedico un approfondimento. Per esempio non ho avuto difficoltà a scrivere "I cacciatori di fantasmi", essendo già un cultore dell'argomento, o "Incubo fiammingo", data la mia conoscenza del Belgio o di Jean Ray. Molti dei luoghi in cui ambiento le storie, dalla Friburgo di "Dalle tenebre" alla Arnstadt di "Casa di bambole", sono stati da me visitati personalmente, anche se le vicende narrate sono di pura fantasia. Sono stato in Islanda, in Norvegia e così via... La recente storia doppia su Amber Tremayne, ambientata in Galles, mi è stata ispirata dalla mia passione per l'antica storia romano-britanna, periodo tra i più oscuri e controversi, e, per realizzarla, ho letto e riletto una decina di volumi. Per la prossima avventura di Majo, ambientata tra gli Chouans bretoni ai tempi della Rivoluzione, ho ripassato le mie letture storiche sulla Rivoluzione Francese, e riletto i classici di Hugo e di Balzac, ma ho anche letto ex-novo alcuni libri di storia visti dalla parte dei ribelli cattolici, i "perdenti" della vicenda trattata e che uscirà sul n.49 di Dampyr, "La colonna infernale"). Sempre con Majo, abbiamo fatto ricerche iconografiche e storiche sulla guerra dei Trent'anni per la vicenda dei Wehrwolfe (tra parentesi, sono stato di persona nella landa di Luneburg) e, per la nostra prossima storia, di cui non voglio rivelare l'argomento, ho letto una dozzina di volumi, di storia, folklore e antropologia, su una terra che conosco bene per averla visitata una dozzina di volte! Insomma, è difficile quantificare il tempo utilizzato per la preparazione e la documentazione; è sicuramente molto, ma non è mai sprecato, anzi, trovo tutto questo sempre divertente e istruttivo. Ci tengo a ribadire, insomma, che le storie nascono dalla mia passione per alcuni argomenti, una passione che mi spinge a un approfondimento di questi argomenti. Un approfondimento che contemporaneamente mi spinge ad unire l'utile ed il dilettevole. Una mia grande passione, per esempio, è l'alpinismo. Al momento non ho in mente alcuna idea che mi permetta di coniugare la mia passione per l'alpinismo a la scrittura di Dampyr, ma non appena ne avrò l'occasione stai certo che leggerai una storia in alta quota. E' quello che mi è capitato, analogamente, con una storia sul Giappone. Personalmente il Giappone dei giorni nostri non esercita alcuna attrazione su di me. Poi un forumista del Forum di discussione dedicato a Dampyr mi chiese se almeno avremmo potuto leggere una storia ambientata nell'antico Giappone feudale. Nella mia testa è come se si fosse accesa una lampadina al punto che adesso sto sviluppando una storia che dovrebbe essere realizzata da Genzianella.

ComicUs: Quando scrivi una sceneggiatura, hai già presente il disegnatore che sarà destinato a realizzarla graficamente? A seconda che il soggetto sia destinato, tanto per fare qualche nome, a Majo o a Bocci hai un approccio differente nella scrittura?
MB: Certamente. Scelgo la storia che più si addice al disegnatore, esempio onirica per Luca Rossi, storica per Majo, avventurosa per Dotti, e la scrivo per le loro caratteristiche. Ma posso andare in controtendenza, per stimolarli. A volte decido l'argomento con loro ponendo una scelta tra due o più storie che ho in mente di scrivere.

ComicUs: Domanda frivola... come mai molti dei personaggi del cast di Dampyr hanno il volto di personaggi celebri dell'immaginario cinematografico?
MB: Per comodità o esigenze stilistiche, alcuni disegnatori, per esempio Majo, preferiscono sempre rifarsi a volti già esistenti, famosi o no.

ComicUs: Ultimamente si parla con sempre maggiore insistenza della chiusura di alcune testate in casa Bonelli... lungi da me la volontà di indurti a sbilanciarti riguardo questioni ancora riservate, ti chiedo: nel caso queste serie dovessero chiudere c'è la possibilità di un infoltimento dello staff di collaboratori di Dampyr e dunque di procedere alla produzione dei tanto sospirati Speciali?
MB: Non posso dirti molto... posso solo dire che al momento non è previsto nessun nuovo disegnatore all'interno dello staff creativo di Dampyr.

ComicUs: Dampyr è una serie con una spiccata vocazione "on the road". Mese dopo mese Harlan e i suoi soci si ritrovano catapultati in differenti zone del modo, costretti a confrontarsi con usi, costumi e linguaggi diversi. Proprio il tuo continuo utilizzo di linguaggi differenti, parlati dai personaggi di contorno, mi spinge a chiederti quanto l'utilizzo di queste lingue da parte tua sia corretto. Hergè, illustre creatore di Tin Tin, per esempio, inseriva in maniera quasi maniacale solo frasi perfettamente corrette, tu come ti comporti?
MB: In genere le frasi pronunciate in lingue straniere sono fedeli. Per far pronunciare nel modo più corretto possibile queste frasi faccio ricorso a diverse grammatiche e alla mia buona conoscenza di alcune lingue. In particolare, quando faccio pronunciare frasi in Francese, Inglese e Spagnolo faccio affidamento sulla mia conoscenza... in altri casi, dopo aver composto le frasi con l'ausilio di testi di grammatica e vocabolari cerco di farmi aiutare da qualcuno che conosce la lingua. Così è accaduto nel caso della recente trasferta irlandese. Io e Ostini abbiamo fatto revisionare le frasi in gaelico da una ragazza irlandese di Milano. In futuro, se ne avrò l'occasione, vorrei applicare la stessa tecnica anche per alcuni dialetti italiani. Per esempio presto vedremo una doppia avventura ambientata a Napoli, e disegnata da Andreucci. Per scrivere frasi in dialetto napoletano mi sono servito di una grammatica e delle commedie di Eduardo. Poi, magari, prima di andare in stampa chiederò una consulenza a qualche amico napoletano...

ComicUs: Sono molto curioso di leggere questa doppia avventura partenopea. Non è che potresti rivelarmi qualche indiscrezione riguardo ad essa?
MB: Innanzitutto posso dirti che quella napoletana non sarà l'unica incursione nel nostro meridione di Dampyr... Presto dovrebbe far seguito una nuova avventura in una zona molto selvaggia e interessante del nostro sud. Non ti dico dove per non rovinare il fascino di questa sorpresa. La storia ambientata a Napoli, invece, sarà strutturata in due episodi e su due differenti piani temporali. Una parte della storia sarà ambientata nella Napoli dell'800 e avrà come protagonisti Byron, Polidori e Shelley. L'altra parte, con Harlan, sarà ambientata ai giorni nostri.

ComicUs: In quali zone di Napoli sarà ambientata questa avventura?
MB: Posso rivelarti che vedremo Draka sul Vesuvio. I nostri protagonisti alle prese con la Camorra, ma non l'organizzazione malavitosa dei giorni nostri, quella brigantesca dell'800. Parte della storia moderna sarà ambientata nel centro storico, la zona dei tribunali, la riviera di Chiaia e la misteriosa Napoli sotterranea.
 
Intervista a Fabrizio Russo (di Tsam)
Tsam: Nome?
Fabrizio Russo: Bond... James Bo... Ehmm, no... purtroppo solo Fabrizio.

Tsam: Cognome?
Fabrizio Russo: Beh... Russo (che schifo di cognome).

Tsam: Soprannome?
Fabrizio Russo: Soprannomi non ne ho, in genere gli amici mi chiamano Fabry ma ho sempre detestato i nomignoli da "artistoide".

Tsam: Età?
Fabrizio Russo: 34 anni.

Tsam: Che cosa ti ha portato a pensare che un giorno saresti potuto diventare un disegnatore professionista?
Fabrizio Russo: Bella domanda :-) dovrei raccontarti 30 anni della mia vita; diciamo che a 3/4 anni ho iniziato a disegnare (mia madre conserva ancora quei disegni): ho sempre amato riprodurre la realtà attraverso carta e matita; sempre in quegli anni ho iniziato a "guardare" più che leggere i primi Tex, Zagor, Uomo Ragno, ecc...
Ricordo che copiavo le copertine di Ferri e Galep: credo che in quel periodo sia maturato il sogno di "fare" anche io quella cosa che a stento capivo cosa fosse: "disegnini che raccontavano storielle" (avevo 4/5 anni)... non ho più smesso di disegnare. Come tutti ho seguito l'iter scolastico: alle elementari disegnavo Zorro (quello di Alex Toth) per i miei compagni. Alle medie mi fu consigliato di scegliere il liceo Artistico; lì conobbi Maurizio Rosenzweig, un genio, che mi disse: "Hai mai fatto fumetti? Vuoi vedere i miei?", e nacque una grande amicizia. Abbiamo frequentato la scuola del Castello Sforzesco (corso di Illustrazione) e poi un anno di Scuola del Fumetto; lì abbiamo conosciuto Enea Riboldi... A quel punto ho azzardato ed ho cercato di realizzare il sogno di una vita maturato a 4 anni e mi sono proposto alla Bonelli; dopo 6 mesi di "prove" mi hanno preso per Zona X... Il resto è storia recente.

Tsam: Che tipo di storie /sceneggiature /soggetti preferisci immortalare nelle tue tavole?
Fabrizio Russo: Diciamo in generale amo raccontare qualsiasi tipo di storia... L'importante è che si disegni :-) . Amo John Woo, per cui adoro le storie un po "tamarre" alla Face Off con sparatorie, sequenze rallentate, spolverini che vengono mossi dal vento al rallentatore, cose del genere... magari se sono horror con una sovrabbondanza di vampiri tento meglio :-) . Considera comunque che per carattere non mi piace "adagiarmi" su cose che conosco o che so già fare: mi piace sempre confrontarmi con ciò che mi crea difficoltà o che non conosco, adoro sperimentare; per cui in linea di massima mi piacerebbe spaziare attraverso tutti i generi compreso il western (anche se difficilissimo).

Tsam: Più o meno quante ore lavori al giorno?
Fabrizio Russo: Sui ritmi di lavoro sono piuttosto metodico (un vero impiegato di banca :-) )... Lavoro dalle 8 alle 10 ore al giorno di media, sabato mezza giornata, alle volte anche la domenica, dipende dalle scadenze o dagli impegni extra lavorativi.

Tsam: Parlaci del tuo rapporto con Dampyr, cosa rappresenta per te e quali difficoltà hai trovato a confrontarti con lui?
Fabrizio Russo: Questa è un altra domanda aperta a risposta fiume :-) . Sai, durante gli anni '90 anche io venni trascinato nel vortice Dylan Dog, divenni lettore accanito scoprendo un filone, quello Horror, che fino a quel punto mi aveva interessato poco e soprattutto scoprii un amore verso i Vampiri e tutti gli annessi e connessi. Prima ancora di diventare professionista sognavo di entrare nello staff di Dylan, ma capisci fosse una cosa impossibile (devi avere un livello qualitativo enorme per poterlo fare e io ero all'epoca un "fanzinaro"). Le cose poi vanno come devono andare... Quando il progetto Dampyr ha visto la luce e ho iniziato a leggerlo è nato un amore forse ancora più grande di quello che avevo per Dylan, dal momento che in Dampyr il tema Vampiro è onnipresente. Tornando alla domanda, per me Dampyr rappresenta innanzitutto un enorme divertimento, senza togliere nulla al mio passato (ma non mi sono mai divertito tanto) e rappresenta una enorme fatica... Ti assicuro che mantenere un livello qualitativo cosi alto, dovermi confrontare con Majo, Genzianella, Luca Rossi, Andreucci e tutto lo staff, per me che sono un disegnatore "costruito" e non geniale come questi... beh, non è semplice. Devo comunque ringraziare Mauro Boselli al quale per fortuna piace il mio modo di lavorare avendo la pazienza di seguirmi e darmi consigli, e soprattutto Enea che pazientemente da 12 anni controlla la mia crescita professionale... e anche "umana".

Tsam: Hai qualche progetto particolare in cantiere?
Fabrizio Russo: Di progetti ne avrei molti e sono tutti legati a una crescita professionale; come ti dicevo non mi piace "sedermi"... Mi piacerebbe iniziare qualche collaborazione con case editrici come Illustratore (che sarebbe poi la mia vera specializzazione), magari per l'editoria per ragazzi... Mi piacerebbe lavorare per il mercato francese... anche se è una cosa difficilissima ma vorrei almeno provare... Mi piacerebbe fare qualcosa nel campo del cinema magari come story boardista (in pubblicità ogni tanto mi capita), mi piacerebbe anche imparare a usare un programma 3D (perchè nella vita non si sa mai :-) ). Ah, dimenticavo: mi piacerebbe anche trovare la fidanzata... ma questo credo sia l'unica cosa davvero irrealizzabile... :-) .

Tsam: Quali fumetti leggi e in che rapporti ti poni con loro? Mi spiego meglio... Hai detto che non ti piace "adagiarti"; ti è mai capitato di vedere uno stile "nuovo" e provare a imitarlo o nel momento che leggi la tua unica preoccupazione è appunto la lettura?
Fabrizio Russo: Devo ammettere con rammarico che come ho sentito dire da altri disegnatori il tempo per leggere fumetti è sempre poco; ultimamente questa situazione viene aggravata dal fatto che il panorama mondiale fumettistico non da grosse novità interessanti. Diciamo che in generale cerco di leggere gli albi illustrati dai disegnatori che preferisco, sia bonelliani che non. Qui a Milano esiste un multicenter che si chiama Fnac (è francese) e nel reparto libri hanno una sezione dedicata ai fumetti d'importazione francese, ogni tanto riesco a trovare degli autori nuovi molto interessanti. Il mio modo di leggere quindi si articola in questa maniera: appena ho tra le mani l'albo che ho scelto di acquistare lo sfoglio e mi gusto i disegni... poi lo leggo; se i disegni incontrano il mio gusto allora li studio per bene cercando di "assorbire" le soluzioni grafiche che più mi aggradano o che reputo più efficaci adattandole al mio stile.

Tsam: Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione mentre disegni?
Fabrizio Russo: Le fonti di ispirazione di un disegnatore credo siano molteplici... Riguardano tutto ciò che è "sensoriale"; tutto può contribuire ad alimentare la creatività... per cui in primis tutto ciò che è "visivo": il cinema... il teatro... le letture di fumetti... ciò che posso aver visto in un viaggio piuttosto che passeggiando per la mia città... Ma anche l'esperienza "tattile" è importante. I più grandi scultori della storia dell'arte erano anche grandissimi disegnatori: per conoscere la volumetria di una cosa dobbiamo toccarla e come ben sai il fumetto è volumetria portata sulle 2 dimensioni... La musica è fonte di ispirazione... E' mia abitudine scegliere la musica da tenere come sottofondo in base alla sequenza che devo illustrare: credo che disegnare in piena notte una sparatoria, Harlan inseguito dai Vampiri, un inseguimento in automobile o in moto, usando Mozart, Beethoven o perché no Pink Floyd, Led Zeppelin, ecc... sia "stimolante".

Tsam: Qual'è il personaggio di Dampyr che preferisci e perché?
Fabrizio Russo: Sinceramente non ho un personaggio che prediligo in Dampyr; graficamente adoro disegnare Harlan forse perché ho adorato il Ralph Fiennes di "Strange Days", eroe tormentato che reputo modello perfetto per raffigurare il "nostro". Mi piace sempre molto cercare di far trasparire dalle espressioni il tormento interiore che immagino un eroe come lui "atipico" possa avere. Kurjak mi diverte tantissimo disegnarlo: lo penso sempre "incazzoso" e rissoso... Tesla purtroppo a volte non mi riesce come vorrei. La vorrei bella e "inquietante", quando provo a farla bella mi viene la classica gnocca insignificante... se provo a renderla inquietante mi viene un "uomo" effemminato... :-) Prometto che ci lavorerò su.
Volevo ringraziare la vostra fedeltà, tua e di tutti i ragazzi del Forum, con la vostra passione siete da stimolo a continuare con sempre più impegno il mio lavoro... che amo ma che, senza i lettori, non avrebbe ragion d'essere.

Tsam: Grazie a te Fabrizio!
 
Intervista a Stefano Andreucci (di Tsam)
Tsam: Nome?
Stefano Andreucci: Stefano.

Tsam: Cognome?
Stefano Andreucci: Andreucci.

Tsam: Soprannome?
Stefano Andreucci: Pilo (non chiedermi cosa significhi, me l'ha affibbiato mio fratello quando avevo 8 o 10 anni).

Tsam: Età?
Stefano Andreucci: 42.

Tsam: Andreucci disegnatore, da dove nasce?
Stefano Andreucci: Bella domanda. E' stata la cosa più naturale per me, anche se non priva di difficoltà. Comunque ho sempre disegnato, non saprei che altro dire. I "giornaletti" mi piacevano da morire, sin da piccolissimo, così come i libri, così come il cinema. Insomma, seguire il racconto di una storia, ecco...
E così, dopo due anni persi in un Istituto Tecnico Industriale i miei mi hanno permesso di iscrivermi in un Liceo Artistico di Roma, il IV^ A. Caravillani per essere precisi (che bello il ricordo di quegli anni, ricchi di ricerca e sperimentazione e per me, che comunque venivo dalla provincia, ricchi di novità). Poi gli anni (per me) inutili dell'Accademia di Belle Arti di Roma sezione Scenografia. Infine un breve (sei mesi) corso di fumetti al termine del quale mi fu proposto (con mia gioia) di lavorare per lo studio di Dino Leonetti.

Tsam: Come dividi il lavoro durante la tua giornata?
Stefano Andreucci: Lavoro mediamente otto ore al giorno per 5 giorni la settimana. Tre ore alla mattina e il resto il pomeriggio.

Tsam: Nel corso della tua carriera hai lavorato in molte testate, fra le quali Dampyr e Zagor; quale preferisci e perché?
Stefano Andreucci: Mi piace cambiare progetto abbastanza spesso. Detto questo non saprei dire con precisione... Di Zagor mi piace il tema classico dell'avventura, alla Burroughs o meglio ancora alla Salgari, per intenderci. Dampyr è per me più difficile da realizzare anche se le storie di Boselli sono molto ben fatte e sta anche migliorando... Il Vampiro visto con una velatura di moderno romanticismo mi piace davvero molto (la doppia napoletana credo sia davvero bella). Mi piacerebbe però vedere questo tipo di connotato anche in Harlan in una bella storia in solitaria, dove il vero centro nevralgico sia lui, dove la sua anima sempre in bilico tra i due versanti catalizzi l'attenzione creando curiosità insoddisfatte nel momento stesso in cui le risposte non del tutto rivelate si dissolvono nell'aria, sfumandosi... Ma chi lo salverà? Forse la passione per una donna che avvinghia le sue viscere intrecciandole con le proprie, una donna che vive un tempo che non è il proprio?... Forse non si salverà mai completamente... Forse! Insomma, mi piacerebbe disegnare una storia così.

Tsam: Quali vantaggi e quali svantaggi trovi nella tua professione?
Stefano Andreucci: Il tavolo. Sì, il tavolo da disegno ti imprigiona e ti ruba il tempo. Forse questo è uno svantaggio. Il vantaggio è che il piacere derivante dal disegnare ti ripaga di questo.

Tsam: La tua prima avventura dampyriana ("L'isola della strega") ha presentato una cura e "un'attenzione" a mio parere diversa da quella che poi abbiamo imparato a conoscere negli stupendi episodi successivi. Quale senti più "tua" e che tipo di lavoro ti comporta disegnare storie di Boselli detto il "Sommo" :-) ?
Stefano Andreucci: Disegno storie scritte da Boselli dal '92 o '93, quindi trovo abbastanza naturale lavorare con lui. In Dampyr c'è una ricerca di documentazione maggiore rispetto a Zagor, ma della maggior parte di essa si occupa lo stesso Boselli, io cerco di rendere credibile il tutto, disegnandolo. Tutto questo cercando un compromesso tra il tempo impiegato alla realizzazione e la qualità. Per quanto riguarda la prima parte della domanda... beh... mi piacerebbe potermi permettere un tratto più sporco, come quello che ho provato a usare su "L'isola della strega".

Tsam: Hai detto che preferisci un tratto "più sporco"; la difficoltà a utilizzarlo deriva da imposizioni Bonelliane o ad altri fattori (velocità, efficacia, etc...)? Ti ispiri a qualche autore in particolare?
Stefano Andreucci: Volevo solo dire che forse ancora non posso permettermi di "sporcare" il segno. Bonelli non c'entra nulla, la cosa riguarda solo la mia evoluzione. Ne "L'isola della strega" ci ho provato, ma il risultato non è sempre stato all'altezza (anche se non butterei via proprio tutto). Mi ispiro a tantissime cose che sono state fatte prima di me e anche contemporanee. Tra gli autori di fumetti c'è sicuramente stato Ticci, Cubert e poi... boh... adesso nemmeno mi vengono in mente... Ah, anche Eisner, ecc...

Tsam: Dovessi scegliere un personaggio di Dampyr, con quale hai un rapporto migliore?
Stefano Andreucci: Sicuramente il papà di Harlan! Lui è deformabile, riempie lo spazio della vignetta in modo sempre differente. Attraverso i suoi capelli e il suo mantello contrae lo spazio mutando continuamente forma. Con lui il bianco e il nero si incastrano in modo sempre differente. E poi è il cattivo, ma è anche un padre. E questo dice tutto.

Tsam: Hai qualche progetto futuro (comprendendo anche Dampyr), sia in Bonelli che extra?
Stefano Andreucci: Certo. Ma spero di poterne riparlare in seguito.

Tsam: Puoi dirci qualcosa dello Speciale che hai in lavorazione?
Stefano Andreucci: L'unica cosa che posso dire è che vale la pena leggerlo. Sarà pronto verso la fine di Aprile o, al peggio, ai primi di Maggio. Grazie per l'apprezzamento che avete espresso per il mio lavoro. A presto!
 
Intervista a Luca Raimondo (di Gaspare Pero)
Gaspare Pero: Ciao Luca, cominciamo con una domanda facile: hai un soprannome usato talvolta come pseudonimo per firmare qualche tuo lavoro?
Luca Raimondo: No, anche se confesso di averci pensato. Ma mi piace usare il mio nome e cognome.

Gaspare Pero: Come hai cominciato a disegnare? E' stata più una tua passione o un "mecenate" del fumetto si è accorto del tuo talento e ti ha suggerito la giusta via?
Luca Raimondo: Disegno da sempre. Non ricordo un giorno preciso in cui ho cominciato a farlo. E' stata per me una cosa molto naturale. E chissà perché ho sempre saputo che la mia professione avrebbe avuto a che fare con il disegno.

Gaspare Pero: Nella mia fumettoteca ci sono le tue trasposizioni a fumetti delle commedie del grande Eduardo De Filippo: com'è stato cimentarsi, a soli 25 anni con un mito napoletano, se non dell'Italia intera?
Luca Raimondo: Volendo essere pignoli, gli anni erano precisamente 26. Il Teatro di Eduardo De Filippo è sempre stata una mia grande passione, e in materia credo di essere addirittura un vero esperto! Quando mi fu proposto il progetto, quindi, non stavo nella pelle. Ma appena misi la matita sul foglio mi tremava letteralmente la mano...
Ovviamente durante la fase di lavorazione ho cercato di attingere a tutta la mia conoscenza sull'argomento, per rendere il più fedele possibile il fumetto con il testo teatrale.

Gaspare Pero: Dampyr è un fumetto che spazia dall'horror alla storia, dall'azione all'onirico... In quali generi preferisci cimentarti, generalmente? Ti piace "metterti alla prova" o speri più spesso in sceneggiature "tranquille"?
Luca Raimondo: Innanzitutto credo che quando si sceglie di essere un disegnatore professionista bisogna essere pronti a disegnare tutto quello che ci viene richiesto, senza problemi. Io comunque preferisco sempre mettermi alla prova, altrimenti che gusto c'è?

Gaspare Pero: Giusto. Sei metodico nell'organizzare le tue ore di lavoro? Qual è l'ora ideale per disegnare?
Luca Raimondo: Tendo a disegnare nelle ore serali, a volte addirittura notturne! Ma credo che l'ideale sia la mattina. Peccato che la mattina sia ideale per fare tutto!

Gaspare Pero: Ami inserire citazioni o sosia nelle tue tavole?
Luca Raimondo: Si. A volte qualche attore famoso, a volte qualche amico o parente. A volte anche qualche luogo. Di tutto. Purché c'entri nel contesto, naturalmente.

Gaspare Pero: Hai degli hobby? Conciliano con la professione del disegnatore?
Luca Raimondo: Si, e sono pure troppi! Non mi bastano 24 ore al giorno. Spaziamo dalla lettura all'acquariologia, dai videogames al cinema, dal calcio all'informatica... Insomma una vera tragedia. Per fortuna che non ho ancora ceduto a chi sta spingendo per far si che ricominci a fare teatro amatoriale. Ma chissà per quanto tempo ancora riuscirò a opporre resistenza...

Gaspare Pero: Hai dei disegnatori preferiti o di riferimento? E dei generi di fumetti preferiti?
Luca Raimondo: I disegnatori preferiti sono tanti, più o meno tutti i grandi del fumetto conosciuti. Su tutti cito Raymond, Bouq, Gibrat, Toth, Moebius, Tacconi, Altuna, Gimenez, Giardino, Marini. Ho una particolare predilezione per la scuola franco-belga. Il mio disegno però è evidentemente debitore di quello di Brindisi e degli altri miei colleghi/maestri della cosiddetta scuola salernitana, che mi hanno avviato a questa professione. Anzi, a volerla dire tutta, Brindisi è proprio il disegnatore che preferisco! In quanto al genere, l'horror ha sicuramente un posto di rilievo, ma mi basta che un fumetto sia un buon fumetto e soprattutto ben disegnato.

Gaspare Pero: Jonathan Steele per Federico Memola, Brad Barron per Tito Faraci, e ora Dampyr per Mauro Boselli: cosa accomuna e cosa contraddistingue tre grandi autori di fumetti dal punto di vista del disegnatore Luca Raimondo?
Luca Raimondo: Sicuramente la passione e la bravura. Due caratteristiche che appartengono a tutti e tre.

Gaspare Pero: Domanda fatidica: cosa dobbiamo aspettarci, dal tuo primo Dampyr (storia d'azione, horror, storica...)?
Luca Raimondo: E' una storia noir più che horror. Ma non posso aggiungere altro per ovvii motivi.

Gaspare Pero: Per concludere: cosa ti piacerebbe fare "da grande"? Ambizioni, progetti in cantiere...
Luca Raimondo: Mi piacerebbe pubblicare anche qualche testo, casomai disegnato proprio da me.

Gaspare Pero: Beh, auguri in tal senso, allora. E grazie della gentile collaborazione.
Luca Raimondo: Figurati, è stato un piacere! Grazie a te.
 
Intervista a Nicola Genzianella (di Gaspare Pero)
Gaspare Pero: Ciao Nicola, la prima domanda che desidero farti riguarda il tuo inizio di carriera, appena diplomato alla Scuola del Fumetto di Milano. Cosa ricordi di quel periodo?
Nicola Genzianella: Oltre ai bellissimi tre anni passati alla Scuola del Fumetto, ricordo le incertezze e le difficoltà dei primi passi nel mondo del fumetto, il non sapere bene come muovermi o che cosa fare nella ricerca dei primi lavoretti. Ebbi comunque la fortuna, tra i vari colloqui, di incontrare Gianni Bono, che all'epoca (nel 1989) cercava disegnatori per la nascente serie di Zona X, per la Bonelli; dopo qualche mese di prove (non senza difficoltà), mi fu affidata una storia.

Gaspare Pero: Nei tuoi albi di Dampyr, debuttano personaggi ricorrenti come Sophie Mutter, Hans Milius, Ixtlàn...: hai avuto una certa libertà nel caratterizzarli?
Nicola Genzianella: Di solito ho sempre una certa libertà, salvo nei casi in cui ci siano delle indicazioni particolari da parte dello sceneggiatore. Prendo sempre spunto da foto di attori o personaggi più o meno conosciuti, anche di gente comune (possono essere anche degli amici); uso soprattutto fotoromanzi, perché si possono avere più angolazione dei volti. I riferimenti fotografici sono importanti perché mi permettono di rendere riconoscibile ogni personaggio della storia (protagonista o comparsa che sia); spesso si tende ad andare a memoria, con il risultato di avere volti troppo simili tra loro.
Gaspare Pero: Restando in tema di caratterizzazioni, un dubbio che devo togliermi: Bob Warren de "Il paese del sogno" (n° 57) è volutamente ispirato all'attore Ernest Borgnine?
Nicola Genzianella: A proposito del personaggio di Warren mi sono volutamente ispirato a Borgnine, perché mi sembrava una faccia adatta al personaggio dello sceriffo; solitamente, come ripeto, mi limito a ispirarmi a prendere gli elementi caratterizzanti di un volto, senza copiare tali e quali le facce, ma in questo caso ho fatto un'eccezione.

Gaspare Pero: Non si può non spendere due parole per la doppia giapponese che hai realizzato (nn' 77-78), la quale, senza nulla togliere agli altri tuoi lavori, evidenzia una sincera ricerca dell'elemento storico e folkloristico dell'epoca! Nulla, dai costumi ai mostri, dalle armi alle pose di combattimento, è lasciato al caso o alla fantasia; soltanto la sinergia con l'autore dei testi, il "Sommo" Mauro Boselli in questo caso, può dare vita a una storia così vigorosa. Come hai affrontato l'impresa?
Nicola Genzianella: E' vero! La storia giapponese è quella a cui sono più legato. Mi ricordo che dopo il doppio episodio ambientato in Nevada, chiesi a Mauro una storia ambientata in Oriente, perché volevo provare contesti completamente diversi dai precedenti (e Dampyr ti permette di variare molto). Considerato poi che del Giappone, della sua cultura e della sua storia non conoscevo molto, ho dovuto fare una enorme ricerca di documentazione, e come faccio tutte le volte ho bazzicato i mercatini, le librerie e biblioteche alla ricerca di libri e di fotografie. Mi sono visto alcuni film giapponesi in bianco e nero (in lingua originale... sottotitolati in inglese!), ma anche qualcosa di più recente (Zatoichi e L'ultimo Samurai con Tom Cruise). Per tutti i personaggi della storia mi sono ispirato ad attori giapponesi come Kitano, Mifune e Watanabe. E' stato veramente appassionante e piacevole lavorare a questa storia anche perchè buona parte è ambientata nel passato e io vado matto per le ambientazioni storiche!

Gaspare Pero: Quale personaggio di Dampyr (disegnato da te o meno) preferisci e perché?
Nicola Genzianella: A parte lo stesso Harlan, con cui, negli anni si è creata una sorta di simbiosi (penso che valga per tutti i disegnatori della serie), non ce n'è uno in particolare. Piuttosto, ci sono personaggi più divertenti da disegnare: solitamente quelli meglio caratterizzati graficamente, come Milius per esempio, o le figure misteriose o mostruose, in cui si può abbondare con le ombre, i segni. Generalmente i personaggi femminili sono più difficili perchè bisogna fare attenzione a ogni tratto del viso. E' curioso come alcuni personaggi all'apparenza secondari, che inizialmente avevo trattato più superficialmente, siano poi molto graditi dal pubblico: per esempio Sophie Mutter non avrei mai pensato di poterla poi riprendere in storie successive.

Gaspare Pero: Come si svolge la tua giornata di lavoro?
Nicola Genzianella: La mattina (il momento ideale) lavoro in genere 4 ore e altre 3 ore il pomeriggio (impegni familiari permettendo). Solitamente poi lavoro anche il sabato o la domenica. Per Dampyr occorrono circa dalle 12 alle 15 ore di lavoro per pagina, quindi quasi due giorni. Per Bunker qualcosa di più: per un albo completo andiamo sui 9-10 mesi, considerando anche l'impegno con la Francia.

Gaspare Pero: Preferisci disegnare in silenzio, ascoltando musica, o... dipende dal disegno?
Nicola Genzianella: La musica non manca mai. Sia la radio che CD soprattutto di jazz, fusion, musica italiana di qualità come Pino Daniele, Mario Biondi...

Gaspare Pero: Disegnare sottrae tempo alle altre tue passioni?
Nicola Genzianella: Disegnare per me è già una grande passione e a volte mi piacerebbe dedicare più tempo al mio lavoro. Comunque ho altre grandi passioni come quella per il cinema, la lettura e, come detto prima, la musica.

Gaspare Pero: Quali sono i tuoi fumetti preferiti, e i relativi autori?
Nicola Genzianella: Sono cresciuto professionalmente leggendo riviste come Comicart e L'Eternauta; con autori eccezionali come Breccia, De la Fuente Jimenez Hermann, Moebius, tanto per citarne alcuni. Inoltre sono sempre stato un grande ammiratore della scuola italiana: cito per esempio lo straordinario Battaglia, Toppi, Capitanio, Tacconi, Di Gennaro (che è stato mio insegnante alla Scuola del Fumetto), Gattia, Manara. Attualmente ammiro molto autori anche bonelliani come Mastantuono, Carnevale, Stano e miei colleghi come Andreucci, Majo. In generale non c'è una serie o un fumetto in particolare (leggo un po' di tutto), ma guardo soprattutto al disegnatore.

Gaspare Pero: Parallelamente alle avventure di Harlan Draka, stai lavorando anche a Bunker, una produzione francese di cui hai accennato prima: ci vuoi parlare di questo progetto?
Nicola Genzianella: Al progetto Bunker sono arrivato un paio di anni fa perché cercavano (l'autore Bec e La Dupuis) un disegnatore realistico per continuare la serie. E' un progetto a cui mi sono dedicato con grande umiltà e passione, e l'approccio al fumetto francese non è stato così difficile, forte dell'esperienza maturata in Bonelli. La mia maggiore preoccupazione era quella di far conciliare questo impegno con Dampyr e adesso credo di essere riuscito a farlo. Il primo libro della serie è uscito nel gennaio 2008 e benché raccogliesse l'eredità pesante di un disegnatore molto quotato in Francia come Bec, ha avuto un buon successo. Il terzo volume appena concluso, uscirà a gennaio 2009. In conclusione questa esperienza francese continua a essere irrinunciabile per me e per la mia crescita professionale.

Gaspare Pero: Ultima domanda... Che storia vorresti disegnare "da grande"?
Nicola Genzianella: Adesso sono già pienamente soddisfatto di quello che sto facendo; lavoro già a progetti che mi stanno dando grandi soddisfazioni e mi auguro solo di continuare così con storie sempre nuove. A presto!
 
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